| Pista ciclabile di V.le Belle Arti |
Questa vuole essere una breve gita sulla tormentata pista ciclabile che dal Lungotevere delle Navi percorre Viale delle Belle Arti fino all'entrata di Villa Borghese (1,2 km. in zona Flaminio, a nord di Piazza del Popolo). Più che una pista sembra una corsa ad ostacoli che se percorsa tutti i giorni stressa il ciclista più di un automobilista. |
Nel 2002, dopo la ripresa di queste foto, la pista è stata
nuovamente verniciata di rosso con le strisce bianche e i segnali di precedenza. |
Si comincia dal Piazzale delle Belle Arti e già c'è qualcosa che non va. Senza parlare della segnaletica (nascosta dal semaforo) si nota come la prima curva sia fuori norma rispetto ai metodi di progettazione di piste ciclabili che impongono raggi di curvatura di minimo 2 metri. |
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All'incrocio con Via Flaminia manca il semaforo per ciclisti e la segnaletica orizzontale. Inoltre il luogo scelto non è dei più felici con il doppio scambio per i tram che oltre ad essere scivoloso (che ci vuoi fare?) può essere causa di forature se preso angolato. |
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Ma ecco che subito dopo l'incrocio arrivano i paletti a cui sembra sia stata demandata la difesa della pista dall'aggressione delle auto. Peccato che quei paletti siano pericolosi e a spigolo vivo, di duro ferro. |
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Nonostante le protezioni questo è lo scenario di ogni domenica, con una decina di macchine ad occupare l'intera pista ciclabile di fronte alla chiesa. Il poco spazio di marciapiede rimasto sulla destra lascia passare a malapena una bicicletta per volta. |
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Di seguito trovo addirittura i san-pietrini a rovinarmi la schiena. Il motto di questa pista sembra essere "bastano due righe ai lati ed una in mezzo per fare una pista ciclabile". Nessuno nell'amministrazione comunale ha mai pensato di sostituire i san-pietrini con il bitume rosso obbligatorio (secondo le norme di costruzione) per definire una pista "ciclabile"? Questo tratto è talmente scomodo che i ciclisti preferiscono percorrere la strada normale, non sapendo di rischiare addirittura la multa (se c'è la pista bisogna percorrerla, secondo il Codice della Strada). |
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Dopo i san-pietrini arriva una nuova prova: i rami bassi. Questa foto è stata fatta a circa un metro e sessanta di altezza da terra. La mia bicicletta (nonchè la mia statura e la mia bassa velocità) mi hanno permesso di evitarli, ma siamo sicuri che non sia possibile potarli di più (o più di frequente?). |
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La rampa alla pista viene completamente ostruita dall'idiota automobilista della uno bianca che oltre alla multa (ma quando mai...) rischia di trovarsi la macchina "un po' rigata", accidentalmente e non. |
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In questo tratto di circa 200 metri il marciapiede diventa per magia pista ciclabile, basta un cartello ed una mano di vernice! E il limite di velocità è ridicolo visto che una persona che fa jogging supera saltellando i 10 km/h imposti ai ciclisti (tralasciando qualunque altro aspetto burocratico). La ringhiera sulla sinistra spesso si interrompe lasciando i soliti spigoli vivi per di più arrugginiti, contrariamente a quanto "imporrebbero" le norme di costruzione. |
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Proseguendo lungo il tratto a doppio senso, senza strisce ed in comune con i pedoni, mi trovo di fronte a degli attraversamenti a raso di quelli che non basta mezzora a capire chi ha la precedenza. Fortunatamente il cancello sembra inutilizzato da tempo. |
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Ed ecco finalmente un tratto regolare della larghezza giusta. Peccato duri solo poche decine di metri... |
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Sono arrivato in piazza Thorwaldsen, capolinea del tram 3, ed il primo attraversamento mi crea i soliti insolubili problemi di precedenza: di chi è? Il cartello indica solo che la pista si interrompe sul ciglio della strada senza aggiungere nulla sulla precedenza e i simboli a terra non ci sono mai stati. Vedo però in mezzo alla strada normale dei segni somiglianti a delle strisce pedonali e mi chiedo se mi diano o no la precedenza sulle auto. Non trovo una risposta. |
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Ancora san-pietrini, ne sentivo la mancanza! E che dire di quel bel palo piazzato proprio in mezzo? Come al solito non ci dovrebbe essere, ma si sa che le regole esistono per essere infrante (così dicevano...). La curva verso destra è troppo stretta, scivolosa se piove e pericolosa per la scarsa visibilità. |
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Uscendo da Piazza Thorwaldsen la pista (in fondo nella foto) riattraversa una strada normale a senso unico. Questa è la vista che si trova davanti un automobilista che la percorra. Il cartello sulla destra è puramente indicativo e non lo obbliga a dare precedenza, è solo un generico "fate attenzione, pista ciclabile". |
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Man mano che l'automobilista si avvicina alla pista la sua vista cerca il cartello di stop, che c'è, in bella vista con l'obbligo di svolta, ma che purtroppo (!) è stato messo (scusate: lasciato) DOPO LA PISTA CICLABILE. A questo punto non vedo proprio perchè debba dare la precedenza ai ciclisti visto che neanche i cartelli lo obbligano. Il fatto che sia una strada secondaria non credo sia assolutamente una scusante se il prezzo da pagare è un incidente dalle conseguenze potenzialmente mortali (si, mortali.). |
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Attraversamento di Piazzale M. de Cervantes. Come interpretare questi segnali? Vale più l'attraversamento simil-pedonale in basso o i triangoli della precedenza sulla sinistra? Mentre me lo chiedevo alcune macchine non hanno esitato ad attraversare visto che in questo caso non è stato messo neanche il cartello "generico" di avviso |
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Completato l'attraversamento, metà pista è sparita grazie al solito "ripristino del manto stradale" fatto distrattamente. Il risultato è che chi mi viene incontro non vedrà alcun segnale credendo di avere ancora la precedenza sulle auto. |
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Per fortuna dopo circa 50 metri la pista ha una degna conclusione: le transenne messe intorno ad una voragine proprio al centro della pista. Nessun pericolo perchè le transenne si vedono da lontano, ma la delusione per la "pista", quella c'è. |
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In conclusione |