Pista ciclabile "Tevere Sud" - 1a parte

Aperta ufficialmente nel 1999 la pista ciclabile "Tevere Sud" è il primo tratto della futura pista per il Lido di Ostia. Ha un ruolo principalmente ricreativo per posizione e caratteristiche tecniche ed è inadatta alla guida notturna. Ha inizio dalla rampa nord di Ponte Sublicio, di fronte a Porta Portese, quartiere Trastevere, per finire allo svincolo del Gra della Via del Mare dopo x chilometri trascorsi sempre al fianco del Tevere.

Il ponte nella foto è Ponte Sublicio (tram 3, bus 75) e la rampa a destra è il modo più semplice per entrare nella pista, a sinistra sull'argine.
Si può già notare come manchi il rivestimento di asfalto rosso a proteggerci dai san-pietrini.

   

Oltre ai san-pietrini ci si mettono anche alcuni lastroni di pietra bucherellati in vario modo a rallentare la "corsa". Anche qui neanche l'ombra dell'asfalto rosso.

   

Poco dopo comincia un lungo tratto in cemento, piuttosto uniforme, che in questo punto si è consumato fino a scoprire la maglia di tondini d'acciaio. Questa stessa foto è stata inviata (3 novembre 2001) al Comune di Roma insieme ad altre per vedere se riescono a metterci una pezza. Inutile ricordare quanto possano essere pericolosi questi spuntoni a 20-30 all'ora.

   

Fortunatamente la pista continua uniforme sull'argine ben pulito del Tevere offrendoci dei belli scorci paesaggistici, pur trovandoci ancora ben dentro l'abitato di Roma.

   

Qui sembra quasi di essere sul lungosenna di Parigi a monte di Notre-Dame con i prati ben curati e gli alberi a grande chioma.

   

Il limite di 10 all'ora è stato messo quasi ovunque per motivi che non conosco ma che sicuramente sono ridicoli. Ricordo che basta farsi una corsetta per superarli, a piedi. In questa foto l'unica cosa che manca è, come al solito, l'asfalto rosso.

   

Il Ponte dell'Industria di massiccio ferro attraversa il fiume mentre passiamo accanto al "Barcone", ristorante e associazione culturale. Qui purtroppo dal cemento si ritorna ai san-pietrini, pure sconnessi.

   

Sull'altra sponda del Tevere svetta il gazometro proprio dietro alla rampa del "Barcone".
Il Comune ha insistito sul gran numero di manufatti di "archeologia industriale" lungo la pista "Tevere Sud" e questo è uno di quelli, costruito nell'Ottocento per convertire gli scarti dei Mercati Generali in gas per l'illuminazione stradale.

   

Finiti i san-pietrini ricomincia l'asfalto col solito limite dei 10 all'ora.

   

Sulla destra questo è ciò che rimane della ringhiera in legno dopo un incendio estivo. I chiodi arrugginiti e i legni messi come picche in un tratto in discesa con poca visibilità non ci dovrebbero proprio essere.

   

Finita una salita ripida (anche questo è contro le norme tecniche europee di costruzione) si raggiunge il multisala "Marconi" che non ha previsto neanche un posto per il parcheggio delle biciclette (complimenti!). Da qui in poi la pista occupa quasi per intero il marciapiedi, rubando lo spazio ai pedoni che comunque continuano a passeggiarci sopra.
Guardando sulla destra è facile vedere dove sarebbe dovuta passare la pista, bastava spostare i parcheggi due metri più in là e fare un piccolo marciapiede per separare le due cose.

   

Questa bellissima curva cieca mi ha quasi fregato perchè proprio quando mi stavo chiedendo "E se arriva qualcuno?", quello è arrivato.
La curva, anzi l'incrocio (!), è stretto e senza alcuna visibilità.

   

All'incrocio con Viale Marconi (bus 170, 791) la pista si interrompe senza tante spiegazioni o indicazioni. I più esperti sanno che bisognerà perdere dieci minuti per attraversare l'incrocio.

   

I semafori pedonali da passare sono ben 4 e non sempre il pulsante di prenotazione funziona. Oltretutto non sono sincronizzati per i pedoni e capita spesso di rimanere sullo spartitraffico ad aspettare il verde successivo.
L'area di attesa ai semafori in mezzo a Viale Marconi è molto piccola e in caso di affollamento è pericolosa. Ma bisogna sapersi accontentare (o no?...).

   

Sembravano scomparse ed invece rieccole! Le sedi dei paletti senza il paletto che riescono a rompere anche i copertoni più duri.
Essendo stati messi vicino agli incroci sono doppiamente pericolosi. E di notte non si vedono.

   

"Curva della Morte"
-Piazza Meucci- (bus 128)
E questa sarebbe una pista ciclabile?
Meno di un metro per entrambe le corsie, e la scelta è tra spaccarsi la testa sul semaforo piuttosto che sul cartellone pubblicitario abusivo (a proposito com'era? "Se il cartellone costituisce pericolo può essere rimosso senza autorizzazione...", eppure è lì da anni!).
Decisamente non bastano due righe bianche per terra per fare una pista ciclabile.

   

La curva che abbiamo appena fatto è stata di 90 gradi, secca, con raggio di curvatura inferiore al metro. La visibilità completamente ostruita da un muro alto più di due metri.
Da qui in poi la pista è spesso ricoperta di foglie di platano.

   

Numerose strettoie riducono la larghezza fino al minimo di un metro e mezzo per entrambe le corsie.
Come si vede quella sinistra è oltretutto piena di foglie.
Sotto la voce stress va aggiunto l'incrocio successivo senza precedenza, il paletto bianco e rosso e il platano sulla destra, forse un po' troppo vicino.

   

Per un breve tratto riprendono anche i san-pietrini che per qualche oscuro motivo sono stati lasciati per poco più di dieci metri a complicare la vita al ciclista.
La curiosità: a chi dovremmo dare la precedenza se non c'è incrocio?

   

La fontanella a lato della pista non ha avuto sorte migliore ed è anche lei ricoperta di foglie e cartacce varie.
In compenso l'acqua è molto buona.

   

Lasciata Via della Magliana la pista viene affiancata dai canneti mentre i soliti motorini sfrecciano contromano, riconoscibili dalla puzza e dal rumore che producono.

   

All'arrivo al Viadotto della Magliana (bus 31) la pista finisce con questi grossi aggeggi di cemento, messi a guardia delle auto.

   

In conclusione, 1a parte
Finora la pista "Tevere Sud" ha mostrato di essere fondamentalmente una buona pista con alcuni punti orribili ed la mancanza dell'asfalto rosso come punti negativi.
I pezzi in san-pietrini rimangono i peggiori, bilanciati dall'ottimo panorama e dal percorso in pianura.
All'uso ricreativo può ancora essere affiancato quello "operativo-feriale" di spostamento lavorativo, visto che chi abita alla Magliana può così raggiungere facilmente il Centro Storico (pista + Via Induno + Viale Trastevere + Ponte Garibaldi).
Da questo punto in poi l'aspetto ricreativo diventa l'unico possibile, visto che la pista non attraversa più alcuna area abitata e che non è collegata al quartiere Laurentino e a Spinaceto (chi ha orecchie per intendere intenda...).
Passarci di notte è comunque sconsigliato, almeno finchè non sarà frequentata di più.